E’ sempre bello la Domenica spostarsi un pochino dalla città per andare alla scoperta del proprio territorio. E a me personalmente piace farlo attraverso gite tra i vigneti e le cantine.

E’ così una bella Domenica di Ottobre sono stata ospite, insieme all’Associazione Incontri Di Vitedella famiglia Di Mauro, proprietari dell’azienda Colle Picchioni sita a Marino, nel pieno dei Castelli Romani, alle porte della capitale.



Vigneti Colle Picchioni

Territorio vulcanico, quello dei Castelli Romani, con potenzialità climatiche e viticole particolari grazie all'influenza mitigatrice dei laghi da una parte, e del mare dall'altra, aspetti fondamentali che danno vita a dei vini notevoli e di grande qualità. E le potenzialità di questo territorio le aveva subodorate bene la Signora Paola Di Mauro che, negli anni 60, decide di vendere casa a Fregene e comprare proprio ai Castelli, a Marino. Quando comprò la proprietà aveva già 4 ettari di vitigni internazionali. C’era il classico contadino che faceva il vino. Ma alla Signora Paola non piaceva, lo reputava un vino di bassa qualità somigliante più ad aceto. E così, parlando apertamente al contadino, decise di voler iniziare a farsi il vino da sola. E grazie a questa sua intraprendenza oggi l’azienda è quella che è diventata. Ai 4 ettari di Paola se ne sono aggiunti altri 16 che Valerio, suo nipote, oggi al timone dell’azienda, gestisce con la moglie Laia


Appena arriviamo siamo accolti da un entusiasmo travolgente. Il posto è magnifico e iniziamo la visita proprio dal vigneto in foto con affaccio su Roma che, con il sole e l’aria nitida, è davvero meraviglioso. Proseguiamo la visita in cantina dove ci mostrano i tini di acciaio in cui avviene la fermentazione a basse temperature. Ci spiegano che la vendemmia viene svolta manualmente, che tutto è ben sterilizzato e si lavora sempre nel rispetto dei vincoli: umani e legislativi. Successivamente ci spostiamo in barricaia dove ci sono 30 barrique di rovere francese di media tostatura. E sempre in azienda si imbottiglia e si etichetta. Da Colle Picchioni l’intera filiera è gestita autonomamente. Grandi applausi.


Tini di acciaio 
Botti di rovere francese
























Nel frattempo ci si è aperto un po’ lo stomaco. A visita finita ci accomodiamo nel giardino per un aperitivo e iniziamo a degustare un po’ della produzione. Primo vino “Mèva" bianco: malvasia puntinata 100%, annata 2017, giallo paglierino intenso, profumi di frutta bianca, floreali, erbacei e minerali, con un gusto fresco di facilissima beva. Insomma, uno di quei vini che ti finiresti la bottiglia da solo.
















Ci accomodiamo ai carinissimi tavoli colorati disposti in giardino per iniziare il pranzo. La cucina di Valerio, cuoco eccelso, è deliziosa. E i suoi vini non sono da meno.







A tavola con le varie portate proviamo:

Le Vignole” annata 2015, blend di Sauvignon Blanc e Malvasia del Lazio. Macerazione sulle bucce e affinamento in barrique per un vino dal colore giallo dorato e dai profumi dolci di erbe aromatiche, frutta esotica, vaniglia e camomilla. In bocca ha una buona struttura, è persistente e ha una nota finale speziata e fumé.


Proseguiamo con “Perlaia” 2015, blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Vinificato in acciaio con leggero passaggio in botte, presenta un colore rosso rubino con sentori di frutta rossa, amarena, e viola mammola, percepibili anche aromi di menta. In bocca è vivace, il tannino è leggero, nel complesso risulta equilibrato. Valerio ha voluto dedicare questo vino alla moglie Laia, è per questo che porta il nome di “Perlaia” (“Per – Laia”).


In ultimo il top gamma di Colle Picchioni: “Il Vassallo”. Taglio bordolese (Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc) per un vino di grande carattere e personalità . Vinificazione a contatto con le vinacce e 12 mesi di affinamento in botti di rovere francese con altrettanti 12 mesi di affinamento in bottiglia. Un bouquet olfattivo profondo ed elegante in cui prevale nettamente il cioccolato che poi si ritrova anche in bocca così intenso e marcato, una gioia per il palato. E’ uno di quei vini buono anche da solo, da meditazione. Io già al primo sorso avevo i brividi e le lacrime agli occhi, e non mi succede spesso. Un vino sicuramente emozionale.


Alla fine della giornata ero molto soddisfatta. L’accoglienza in Colle Picchioni è stata eccezionale, tanta qualità e competenza condita da cordialità, simpatia ed un’ottima compagnia. E’ stato un piacere ed un onore aver conosciuto e toccato con mano il lavoro della Famiglia Di Mauro e degustato la loro produzione.
Tante volte ci lasciamo attrarre dai nomi più blasonati e non ci rendiamo conto che magari proprio a due passi da casa, in un luogo troppo spesso a malincuore poco considerato, come quello appunto del Lazio e dei Castelli Romani, ci sono delle piccole realtà che producono delle vere e proprie eccellenze sapendo unire tradizione ed innovazione. Colle Picchioni infatti esprime benissimo le potenzialità di un territorio vulcanico importante, ma gli va anche riconosciuta l’originalità ed il rischio di produrre tagli bordolesi e quindi di aver impiantato, in suoli da sempre vocati a Malvasia e Cesanese, vitigni internazionali.





Ovviamente non sono tornata a casa a mani vuote quel giorno. Ho scelto di acquistare i vini che più mi avevano colpito, il Vassallo su tutti e il Mèva.

E ho dato fiducia ad un altro vino, che ho poi degustato a casa: il “Donna Paola” che porta appunto il nome della pioniera di Colle Picchioni. Blend di Malvasia, Trebbiano e Semillon dal colore giallo oro brillante e profumi di fiori di acacia, pesca, papaya e agrumi. Minerale e persistente come piace a me, in bocca è morbido e sapido. Un vino ricco di gusto e personalità che ben rispecchia le caratteristiche della donna di cui porta il nome.





Mi piacciono tantissimo e mi danno molta soddisfazione le visite in Aziende piccole, poco blasonate, ma che molto spesso sanno fare anche meglio di quelle “commercialmente” più forti.
Colle Picchioni è proprio la tipologia di realtà aziendale di cui mi piace farmi portavoce, nel mio piccolo, per scoprire, valorizzare e far conoscere, anche al di fuori del loro territorio, eccellenze italiane poco famose.


Commenti

Post popolari in questo blog